Nuove Opere Parrocchiali a Santa Maria in Strada (Anzola dell’Emilia, Bologna)

Nel 2009 la Parrocchia di Santa Maria in Strada ha commissionato a Gruppozero:aa la realizzazione di un nuovo fabbricato leggero per le Opere Parrocchiali. Il nuovo edificio da realizzare con le tecnologia a secco in legno avrebbe dovuto accogliere una sala polivalente, servizi e due aule didattiche.

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L’iter progettuale è stato lungo e complesso dovendo partire da una richiesta di variante all’allora Piano Regolatore Generale che aveva destinato l’area pur di proprietà della parrocchia ad attività agricola non compatibile con la realizzazione di un nuovo fabbricato.

Ottenuta la variante, il progetto fu autorizzato dalla Soprintendenza ABAP di Bologna che valutando positivamente i caratteri di totale reversibilità e sostenibilità del progetto, ne autorizzò la realizzazione.

Il progetto è arrivato fino all’ottenimento del Permesso di Costruire dallo Sportello Edilizia del Comune di Anzola dell’Emilia.

Purtroppo il lungo iter amministrativo ha ritardato la possibilità di portare il progetto in fase esecutiva anche vista la possibile futura dismissione per accorpamento della parrocchia di Santa Maria in Strada con la parrocchia del capoluogo, facendo mancare quindi la principale motivazione a sostegno dell’importante impegno economico necessario.

Il giardino di Orsola

Il Giardino di Orsola viste

Nel 2009 l’allora Parroco di Santa Maria in Strada (parrocchia del territorio anzolese la cui origine data prima dell’anno 1000) commissionò a Gruppozero:aa, perché venisse poi proposto all’amministrazione del Comune di Anzola dell’Emilia, il progetto di recupero di una antica pompa da pozzo per trasformarlo in edicola a memoria di Suor Orsola Donati (prima Madre Generale dell’Ordine delle Suore Minime dell’Addolorata) e area di sosta nelle vicinanze della ciclovia del sole nel territorio di confine tra i comuni di Anzola dell’Emilia e San Giovanni in Persiceto.

Nacque così l’idea del “Giardino di Orsola”, un angolo ombreggiato ove i ciclisti potessero trovare ristoro nella pace della pianura al riparo dal sole cocente della bassa …

La grande “sfida” di una piccola riqualificazione architettonica

Nel contesto urbano densamente costruito della primissima periferia bolognese, sviluppatasi nella prima metà del secolo scorso, il recupero di due piccoli volumi all’interno di un cortile per sottrarli al degrado ed alla vetustà, più rivelarsi impresa ardua, dovendo inquadrare l’intervento all’interno dei nuovi strumenti urbanistici e delle regole per consentire l’accesso agli incentivi fiscali.

Si naviga un acque percorse da correnti forti e sempre diverse a causa della evoluzione normativa, cercando di fissare una rotta che permetta di raggiungere l’obiettivo attraverso un percorso irto di ostacoli e a volte anche di “trappole” ben nascoste nelle pieghe di normative troppo spesso ipertrofiche.

Questa è la sfida: recuperare due piccoli volumi nati come deposito – legnaia e lavanderia, realizzati tra gli anni ’50 e ’60 del secolo scorso, ormai non più adatti nemmeno per i loro utilizzi originari ( usi per i quali l’esigenza si è ormai perduta ), uno dei quali ha col tempo assunto le sembianze di una “baracca” temporanea più che di un fabbricato. Di certo entrambi ormai stridono all’interno del contesto (non certo architettonicamente pregiato ma di indubbio valore immobiliare) nel quale sono inseriti.

Il progetto riguarda la riqualificazione edilizia e la realizzazione di una nuova unità ad uso abitativo, monolocale, con trasformazione di superficie accessoria in superficie utile attraverso la ristrutturazione di uno dei due piccoli corpi di fabbrica, la demolizione e ricostruzione di quello più fatiscente ed un piccolo aumento di volume per raggiungere il soddisfacimento dei requisiti igienico-funzionali richiesti per l’uso residenziale; il tutto cercando di mantenere l’intervento all’interno delle possibilità attualmente offerte per l’accesso agli incentivi fiscali per l’edilizia.

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