CSD 2022 Antiche Volte

Ristrutturazione e restauro della volta della chiesa di San Donato, in via Zamboni a Bologna

Cronologia sintetica della chiesa di San Donato

  • anno 1210: prime notizie di un restauro della chiesa a seguito di un incendio del coperto;
  • anno 1454: demolizione parziale dell’edificio originario e ricostruzione nell’attuale posizione;
  • anno 1513: ristrutturazione a seguito del terremoto del 1505;
  • anno 1751: soprelevazione della chiesa, nuova facciata decorata e nuovo interno;
  • inizio XX sec.: recupero e trasformazione ad uso di “locanda” dello spazio compreso tra le volte dell’aula di culto e le strutture della copertura.

Assetto attuale dell’edificio

Attualmente l’edificio che accoglie la chiesa di San Donato in via Zamboni è composto dai paramenti che ne delineano il volume esterno e che nel tempo si è sedimentato in un corpo di fabbrica condominiale, composto dal volume inferiore costituito dall’aula principale di culto (completata degli spazi accessori della sagrestia separata dagli elementi di schiena dell’abside e dalla cantoria) al di sopra di cui si collocano due unità residenziali che suddividono il volume compreso tra l’estradosso del piano che poggia sulle antiche volte della chiesa sottostante e il piano delimitato dalle catene inferiori delle capriate che reggono il coperto; infine al di sopra del piano definito dalle catene inferiori della capriate si trova il volume del sottotetto che accoglie una sorta di soffitta di proprietà condivisa dalle due unità immobiliari residenziali sottostanti.

La particolarità consiste nella anomalia di queste due unità residenziali che fisicamente poggiano sulle volte della chiesa. A complicazione di questo quadro già di per sé anomalo, il fatto che le tre unità immobiliari sono di proprietà esclusiva di tre distinte proprietà che hanno in condominio le parti strutturali e la copertura (mentre il sottotetto è condiviso dalle sole proprietà delle due abitazioni al di sopra della chiesa); inoltre la scala interna di accesso comune è in condominio con le altre unità immobiliari che costituiscono assieme a queste tre, un articolato condominio che comprende il corpo di fabbrica della chiesa, un corpo adiacente che comprende l’ingresso condominiale ed altre abitazioni che definiscono un volume di collegamento (a destra della facciata della chiesa) tra la chiesa (a sinistra guardando la facciata dalla piazza antistante) e l’edificio porticato che delimita la piazza (a destra).

Indagini conoscitive preliminari

In seguito alla comparsa di alcune problematiche divenute visibili sulla superficie interna della volta a botte della chiesa, al termine di un precedente intervento di manutenzione del coperto, la proprietà decise di intraprendere una campagna di indagini che coinvolse anche le proprietà delle due abitazioni che si trovano al di sopra della volta della chiesa.

L’indagine inizia con alcuni sondaggi condotti all’intradosso della volta attuale per saggiarne la consistenza. Dalle prime risultanze appare evidente una disomogeneità strutturale della volta che a fronte della sua unitarietà architettonica (l’aula è delimitata da una unica volta a botte) è apparentemente costituita da parti realizzate in cannicciato a gesso e parti in muratura.

BO L1 2024

Appartamento piano alto nel centro storico di Bologna.

Arredo minimale, sono stati utilizzati arredi ed elementi accessori LAGO coordinati per tipologia e colore, armonia e sobrietà sono le caratteristiche principali per tutti gli spazi dell’abitazione. Senza dimenticare il dialogo con l’esterno verso il caratteristico panorama sui colli di Bologna.

Questo appartamento verrà utilizzato per dare ospitalità a turisti che vogliono concedersi il privilegio di abitare per qualche tempo nel centro di Bologna.

Il lungo corridoio è stato caratterizzato dal decoro del “codice barre”.

L’ampio spazio del soggiorno è arredo con pochi elementi caratterizzanti lo spazio. Armonia di forme e di colori.

Alla cucina è dedicata una zona nel soggiorno, la parte attrezzata si sviluppa su un’intera parete.

Il grande tavolo separa il soggiorno dalla cucina, quale elemento di collegamento tra le due zone.

La camere matrimoniale

Con il bagno esclusivo

La camera doppia

Il bagno

E dalla finestra i tetti e i colli di Bologna.

Palette dei materiali e dei colori

Il progetto

… e le sperimentazioni con l’Ai …

BO C 2018

Attico a Bologna

In un contesto moderno, all’ampio appartamento è stato collegato un terrazzo soprastante, che una volta completato con arredo e l’importante vegetazione, è diventato un vero a proprio giardino.

Ingresso e zona giorno sono aperti, luminosi, arredati con elementi etnici di pregio e arredo molto lineare. 

Colore prevalente il bianco. 

Una vetrata divide lo spazio interno da quello esterno-coperto, e la scala in acciaio lucido e riflettente conduce al giardino. Il decoro alla parete ci suggerisce che stiamo per raggiungere l’esterno.

Arrivati sul terrazzo-giardino troviamo un salotto ombreggiato da un semplice arellato e immerso nei cespugli di ortensie.

Nella parte più ampia dello spazio all’aperto, dove l’ulivo è l’elemento principale, ancora cespugli fioriti, in questo caso rose e profumante piante aromatiche.

I materiali utilizzati sono legno e tufo.

Legno per il pergolato, il pavimento soprelevato e gli arredi; sono di tufo i blocchi che formano muretti a secco per definire le aiuole. 

Tutto il perimetro del terrazzo è diventato un’aiuola con diverse profondità, a seconda delle piante che vi sono state messe a dimora.

Sul muro perimetrale, a sfondo del terrazzo, un decoro trompe-l’oeil prosegue idealmente il giardino.

Il progetto

Superamento delle barriere architettoniche in un edificio storico tutelato

Chiesa di Santa Maria in Strada nel Comune di Anzola (BO)

Realizzazione di una rampa che permetta il superamento del dislivello di ingresso alla chiesa (circa 40 cm) che attualmente impedisce la autonoma possibilità di accesso a persone disabili o con ridotte capacità motorie e anche semplicemente ai passeggini per bambini.

Screenshot

Il progetto vuole conciliare il valore storico e monumentale dell’edificio nel quale si dovrà integrare, con le necessità di permettere a tutte le persone un agevole accesso all’edificio di culto.

Il corpo architettonico all’esterno del quale si inserisce la nuova rampa di accesso, è quello relativo all’edificio principale di culto facente parte del complesso storico della chiesa di Santa Maria in Strada, nel comune di Anzola dell’Emilia in provincia di Bologna immediatamente a Nord della via Emilia nel tratto che conduce verso il modenese.

L’intero edificio è stato dichiarato di interesse storico artistico ai sensi degli articoli 10 comma 1 e 12 del Decreto Legislativo del 22 gennaio 2004, n° 42 ed è quindi sottoposto alle tutele in esso contenute.

In particolare il corpo architettonico relativo alla Chiesa come si presenta oggi è prevalentemente risalente alle ristrutturazioni ed ai restauri eseguiti dall’Architetto Bartolomeo Barilli alla fine del XVIII secolo per scongiurarne il collasso.

L’edificio principale di culto ha struttura in muratura di mattoni intonacata con copertura lignea e manto in coppi. L’edificio a croce latina con la navata centrale affiancata da due navate laterali, con transetto ed abside, rispecchia l’articolazione planimetrica anche nelle volumetrie.

Esternamente sono presenti decori architettonici prevalentemente sulla facciata principale, “nobilitata” da una divisione orizzontale con modanature. La parte inferiore si presenta suddivisa, da lesene, in tre parti (coerentemente alla partizione delle navate interne) con al centro il portale dotato di cornice architravata recante la dicitura “IN HONOREM NATIVITATIS B.M.V.” La parte superiore porta al centro una grande finestra ad arco ribassato in asse con l’ingresso ed è sormontata dal timpano incorniciato, raccordato nella parte inferiore da volute recanti all’estremo lo stemma del Collegio Montalto (tre monti in pietra grigia) sormontato dalla stella cistercense (in rame).

Le superfici laterali e posteriori non recano particolari decori se non le leggere marcature delle cornici di gronda e sono scandite dalle finestre ad arco che illuminano l’interno.

Altri elementi architettonici caratteristici sono il campanile ed i volumi posteriori della sagrestia.

Le aree esterne limitrofe al fabbricato sono per lo più in terreno a prato (a nord e ad ovest) o inghiaiate (a sud davanti alla canonica) mentre ad est (davanti all’ingresso principale) la superficie è asfaltata.

Il bordo a terra del fronte principale, dei lati nord e sud (fino alla lesena che segna il passaggio al corpo architettonico della canonica) è pavimentato da superfici raccordate in cemento con cordolo pure in cemento, risalenti probabilmente alle ristrutturazioni del secondo dopoguerra.

L’intervento, volto al superamento delle barriere architettoniche prevede il collocamento nell’angolo sud-orientale dell’edificio principale, (formato dalle pareti esterne della navata laterale meridionale e del transetto est, in corrispondenza dell’ingresso laterale) di una rampa inclinata in muratura con parapetto e corrimano metallico aventi caratteristiche corrispondenti alle norme vigenti in materia.

Attualmente l’ingresso alla chiesa è possibile direttamente dall’esterno attraverso l’ingresso principale dal fronte est o attraverso l’ingresso laterale dal fronte sud (verso la canonica). In entrambi i casi il dislivello da superare è di circa 40cm ed è attualmente coperto, in entrambi i casi, da due alzate di cm 20 ciascuna. L’unica possibilità alternativa per entrare in chiesa è costituita dall’accesso attraverso la sagrestia, entrando dalla canonica ma anche in questo caso è necessario, a causa dei dislivelli esistenti, superare alcuni ripidi gradini che dalla sala al piano terra portano alla sagrestia passando per un angusto locale intermedio. Dalla sagrestia si accede all’aula principale di culto al piano del presbiterio, di qui occorre poi scendere altri due gradini per arrivare al piano delle navate.

Pertanto escludendo interventi all’ingresso principale, resta solamente la possibilità di posizionare la rampa lungo la parete meridionale in modo che porti in quota all’ingresso laterale della chiesa con un piano orizzontale sufficiente per manovrare agevolmente anche una sedia a rotelle o motorizzata.

In questo modo si può raggiungere in modo sufficientemente agevole l’ingresso laterale, operando in un zona priva di elementi architettonici di pregio e senza “disturbare” troppo l’integrità architettonica dell’edificio.

Al fine di rendere l’intervento sostenibile dal punto di vista architettonico, si è prevista la realizzazione di una rampa che, pur nel suo modesto sviluppo, sarà rifinita nel suo fianco da una superficie intonacata e tinteggiata come le parete laterale della chiesa e sormontata da un cordolo para-piede in mattoni a mano montati a vista, terminato agli estremi da mattoni sagomati. Tale cordolo permetterà di “contenere” nel suo spessore le due alzate che consentono di accedere alla piattaforma di accesso dal lato opposto verso la canonica evitando di realizzare uno scomodo “cul-de- sac” subito fuori dall’accesso laterale.

La superficie calpestabile della rampa sarà realizzata in conglomerato cementizio grossolano anti-scivolo e pigmentato in colore rosso tipo “coccio pesto”.

Saranno poi realizzati i raccordi con il marciapiede esistente non soggetto a questo intervento.

Infine il corrimano, necessario per rendere funzionalmente accessibile la rampa, sarà realizzato con elementi in tubolare metallico, con finitura ossidata tipo “corten” che conferirà all’acciaio una coloritura brunita e “rugginosa” tale da permetterne una migliore “mimetizzazione” con l’edificio storico, evitando l’eccessivo risalto che deriverebbe da un aspetto troppo “nuovo e lucido”.

Inoltre per evitare l’effetto “cortina” e sempre al fine di apportare il minor disturbo possibile alla percezione del corpo architettonico monumentale, il corrimano sarà costituito unicamente da due tubolari orizzontali a diverse altezze per permetterne una migliore presa in diverse condizioni di mobilità e di età e dai montanti verticali necessari al sicuro e rigido fissaggio al cordolo di bordo.

Infine come accennato, la funzione di ferma-piede sarà assolta da un elemento in muratura di mattoni a mano montati a vista affiancati terminato agli estremi da elementi sagomati.

Durante la fase di rilievo sono state fatte alcune riprese aeree dell’edificio con l’impiego di un drone.

Restyling energetico E44

Edificio unifamiliare lungo la via Emilia a Bologna.

L’edificio è stato oggetto di una ristrutturazione prevalentemente esterna con miglioramento energetico, nell’ambito delle opportunità offerte dalla applicazione dei vantaggi fiscali (Super Eco Bonus 110%).

Oltre al restyling esterno, l’intervento ha consentito di raggiungere la Classe Energetica “C” portando il consumo specifico annuo a 103,75 kW/hm2anno.

Nuove Opere Parrocchiali a Santa Maria in Strada (Anzola dell’Emilia, Bologna)

Nel 2009 la Parrocchia di Santa Maria in Strada ha commissionato a Gruppozero:aa la realizzazione di un nuovo fabbricato leggero per le Opere Parrocchiali. Il nuovo edificio da realizzare con le tecnologia a secco in legno avrebbe dovuto accogliere una sala polivalente, servizi e due aule didattiche.

SMiS OP video

L’iter progettuale è stato lungo e complesso dovendo partire da una richiesta di variante all’allora Piano Regolatore Generale che aveva destinato l’area pur di proprietà della parrocchia ad attività agricola non compatibile con la realizzazione di un nuovo fabbricato.

Ottenuta la variante, il progetto fu autorizzato dalla Soprintendenza ABAP di Bologna che valutando positivamente i caratteri di totale reversibilità e sostenibilità del progetto, ne autorizzò la realizzazione.

Il progetto è arrivato fino all’ottenimento del Permesso di Costruire dallo Sportello Edilizia del Comune di Anzola dell’Emilia.

Purtroppo il lungo iter amministrativo ha ritardato la possibilità di portare il progetto in fase esecutiva anche vista la possibile futura dismissione per accorpamento della parrocchia di Santa Maria in Strada con la parrocchia del capoluogo, facendo mancare quindi la principale motivazione a sostegno dell’importante impegno economico necessario.

Il giardino di Orsola

Il Giardino di Orsola viste

Nel 2009 l’allora Parroco di Santa Maria in Strada (parrocchia del territorio anzolese la cui origine data prima dell’anno 1000) commissionò a Gruppozero:aa, perché venisse poi proposto all’amministrazione del Comune di Anzola dell’Emilia, il progetto di recupero di una antica pompa da pozzo per trasformarlo in edicola a memoria di Suor Orsola Donati (prima Madre Generale dell’Ordine delle Suore Minime dell’Addolorata) e area di sosta nelle vicinanze della ciclovia del sole nel territorio di confine tra i comuni di Anzola dell’Emilia e San Giovanni in Persiceto.

Nacque così l’idea del “Giardino di Orsola”, un angolo ombreggiato ove i ciclisti potessero trovare ristoro nella pace della pianura al riparo dal sole cocente della bassa …

Ristrutturazione di un edificio rurale esistente per il centro di accoglienza dell’area di riequilibrio ecologico del Dosolo

Dosolo

Nell’ambito degli interventi di riqualificazione dell’Area di Riequilibrio Ecologico del Dosolo (Comune di Sala Bolognese in provincia di Bologna) nell’anno 2001 Gruppozero assieme al geom. Marco Guidotti si è occupato del progetto e della Direzione Lavori per il recupero di un edificio rurale esistente da destinarsi a spazi polivalenti di accoglienza e ristoro a servizio delle attività didattiche, turistiche e di tutela ambientale legate all’area di riequilibrio ecologico.

Dalle Due Torri alla Basilica

Il Viaggio di San Petronio

La statua di San Petronio (vescovo, santo e patrono bolognese) che dal 2001 siamo abituati a vedere sotto le Due Torri, ha un significato importante per Bologna e per tutti i bolognesi.

Tuttavia ha avuto una storia piuttosto travagliata che rispecchia il difficile rapporto tra l’anima religiosa e quella laica della città, sempre in bilico tra Stato Pontificio e Comune, Guelfi e Ghibellini, Università e Papato, famiglie senatorie in competizione per primeggiare nel governo della città che erigono torri per il controllo del territorio e la rappresentazione del loro potere, amministrazione comunale e curia che sempre hanno alternato periodi di entusiastica concordia ad altri di altrettanto aspro contrasto ideologico.

La statua fu commissionata allo scultore bolognese Gabriele (Gabriello) Brunelli, nel 1658 dal Cardinale Lazzaro Pallavicini (Legato Pontificio a Bologna) e pagata dalla Compagnia dei Drappieri.

Nel 1682, l’opera fu collocata sotto le due torri proprio di fronte al Palazzo dei Drappieri o Strazzaroli (in una posizione di alcuni metri più avanzata rispetto alla posizione dove l’abbiamo vista fino a sabato scorso, 28 maggio 2022), ed inaugurata due anni dopo in occasione della della discesa in della Beata Vergine di San Luca dal colla della Guardia, il 10 maggio del 1684.

Alla conclusione della campagna napoleonica in Italia, nel 1797, con decreto Napoleonico, la statua viene acquisita dal Senatore Piriteo Malvezzi (importante famiglia senatoria bolognese), e privata dei riferimenti allo Stato Pontificio che erano esposti sulle facce del podio.

Nel 1827, alla vigilia degli interventi che modificheranno radicalmente il centro storico bolognese, il Comune di Bologna richiede la rimozione della statua di San Petronio per procedere alla apertura di quella che sarà l’attuale Piazza di Porta Ravegnana, assieme alla demolizione della chiesetta della Madonna delle Grazie e di alcune botteghe costruite attorno alla base della Torre Garisenda e di proprietà della famiglia Ranuzzi, succeduta ai Malvezzi nella proprietà della statua.

Dopo anni di controversie con il Comune di Bologna, per l’opposizione della famiglia Ranuzzi all’abbattimento delle loro proprietà, nel 1869, con il provvedimento di esproprio, il destino degli immobili in Piazza Ravegnana e della statua è ormai deciso.

Nel 1871 l’ingegnere, architetto e geologo faentino Antonio Zannoni, viene incaricato di rimuovere la statua di San Petronio e di demolirne il piedistallo, ricollocando per la prima volta, l’opera scultorea del Brunelli all’interno della basilica di San Petronio, nella cappella della famiglia Ranuzzi – Malvezzi, (detta anche cappella di San Rocco a motivo del dipinto di San Rocco con il cane realizzato dal Parmigianino)

Da allora la statua di San Petronio è rimasta in basilica fino al 2001, quando l’allora sindaco di Bologna, Giorgio Guazzaloca, in accordo con la curia bolognese (affidata allora al Cardinale Giacomo Biffi), decise che la statua del Santo Patrono doveva tornare “li dove i nostri padri la vollero” , per citare le parole del Vescovo Ausiliare Mons. Ernesto Vecchi nel quinto anniversario della scomparsa dell’ex sindaco, ovvero, appunto, sotto le Due Torri. Anche se in realtà fu ricollocata in posizione più arretrata e defilata rispetto alla posizione originaria, proprio per non intralciare troppo la viabilità dell’incrocio tra via San Vitale, Via Zamboni, strada Maggiore, via Rizzoli e via Castiglione.

La decisione, ovviamente, non mancò di scatenare accese polemiche in città, anche perché non ebbe l’avvallo della Soprintendenza ai beni artistici che fu, più o meno velatamente accusatadi accampare questioni di tutela dell’opera scultorea per contrastare il “successo” politico del primo sindaco “non comunista” della città; d’altro canto, nel campo politico opposto, si sosteneva che la manovra del sindaco non avesse nulla a che fare con la devozione religiosa e con la salvaguardia della cultura e della tradizione bolognese, quanto invece con la necessità di celebrare una vittoria politica esponendone i simboli.

Alla fine la questione fu risolta con la promessa da parte del sindaco, che la statua sarebbe rientrata, quanto prima, al sicuro in San Petronio, per evitare i danni della esposizione alle intemperie, allo smog ed alle vibrazioni di quello che comunque resta in effetti uno dei punti nevralgici della viabilità in centro storico; per essere subito sostituita, sotto le Due Torri, da una copia fedele dell’opera seicentesca.

Nel 2015, al termine del restauro del San Rocco del Parmigianino, all’interno della cappella Ranuzzi in San Petronio, gli eredi delle famiglie senatorie Ranuzzi – Malvezzi, d’accordo con il Primicerio della Basilica, Mons. Oreste Leonardi, decidono di dare seguito a quelle promesse rimaste in sospeso, finanziando il rilievo con laser scanner della statua originale, in piazza Ravegnana per poi affidare al laboratorio padrini Sculptors di Massa Carrara l’esecuzione della copia che sarà realizzata prima a macchina utilizzando il modello digitale tridimensionale e poi rifinita a mano da scultori professionisti.

La copia già realizzata, è stata validata dai tecnici della Soprintendenza ai beni artistici di Bologna nel 2018.

Successivamente con il supporto della Arcidiocesi di Bologna, del Comune di Bologna e delle famiglie che ancora hanno la custodia del bene, la Basilica di San Petronio decide di procedere con il rientro della statua di San Petronio dalle Due Torri in Basilica per la seconda volta, al fine di poterla restaurare e conservare in modo appropriato, preservandola dal deterioramento cui inesorabilmente sarebbe stata sottoposta restando nella sua sede in piazza di Porta Ravegnana.

La Basilica di San Petronio ha poi ritenuto di affidare la Direzione dei Lavori della delicata operazione di spostamento al mio studio, assieme al Geometra Marco Guidotti cui la direzione della basilica ha affidato il coordinamento di tutte le numerose attività e figure necessarie per compiere l’operazione in sicurezza.

Le operazioni di protezione, distacco e trasporto sono state affidate alla ditta Leonardo s.r.l. ed in particolare, in qualità di restauratore referente, al titolare, Dr. Francesco Geminiani.

Le operazioni di sollevamento e trasporto sono state affidate alla ditta Tagliavini ed al sui preparatissimo ed instancabile operatore.

Ho quindi avuto l’onore di poter partecipare e seguire una importante e delicata operazione che oltre all’aspetto meramente tecnico ha anche una indubbia importanza sul piano culturale per l’intera città e per tutti i Bolognesi, e non nascondo che questa responsabilità ha turbato in più di una occasione i miei pensieri.

Ora, a cose fatte, non poso che essere onorato di aver potuto partecipare a questa impresa e altrettanto grato al Mons. Oreste Leonardi e all’amico Marco Guidotti per avermi scelto per aiutarli.

Devo anche ringraziare tutti gli operai, operatori, artigiani e tecnici che hanno contribuito al bel risultato ottenuto, senza risparmiare energie ed entusiasmo.

Il video che segue, modestamente confezionato con le immagini e gli spezzoni che ho girato durante le fasi cruciali dell’operazione di ricollocazione, vorrebbero essere un minimo ringraziamento all’impegno di tutti.

Stefano Manservisi