Ristrutturazione e restauro della volta della chiesa di San Donato, in via Zamboni a Bologna
Cronologia sintetica della chiesa di San Donato
anno 1210: prime notizie di un restauro della chiesa a seguito di un incendio del coperto;
anno 1454: demolizione parziale dell’edificio originario e ricostruzione nell’attuale posizione;
anno 1513: ristrutturazione a seguito del terremoto del 1505;
anno 1751: soprelevazione della chiesa, nuova facciata decorata e nuovo interno;
inizio XX sec.: recupero e trasformazione ad uso di “locanda” dello spazio compreso tra le volte dell’aula di culto e le strutture della copertura.
Assetto attuale dell’edificio
Attualmente l’edificio che accoglie la chiesa di San Donato in via Zamboni è composto dai paramenti che ne delineano il volume esterno e che nel tempo si è sedimentato in un corpo di fabbrica condominiale, composto dal volume inferiore costituito dall’aula principale di culto (completata degli spazi accessori della sagrestia separata dagli elementi di schiena dell’abside e dalla cantoria) al di sopra di cui si collocano due unità residenziali che suddividono il volume compreso tra l’estradosso del piano che poggia sulle antiche volte della chiesa sottostante e il piano delimitato dalle catene inferiori delle capriate che reggono il coperto; infine al di sopra del piano definito dalle catene inferiori della capriate si trova il volume del sottotetto che accoglie una sorta di soffitta di proprietà condivisa dalle due unità immobiliari residenziali sottostanti.
La particolarità consiste nella anomalia di queste due unità residenziali che fisicamente poggiano sulle volte della chiesa. A complicazione di questo quadro già di per sé anomalo, il fatto che le tre unità immobiliari sono di proprietà esclusiva di tre distinte proprietà che hanno in condominio le parti strutturali e la copertura (mentre il sottotetto è condiviso dalle sole proprietà delle due abitazioni al di sopra della chiesa); inoltre la scala interna di accesso comune è in condominio con le altre unità immobiliari che costituiscono assieme a queste tre, un articolato condominio che comprende il corpo di fabbrica della chiesa, un corpo adiacente che comprende l’ingresso condominiale ed altre abitazioni che definiscono un volume di collegamento (a destra della facciata della chiesa) tra la chiesa (a sinistra guardando la facciata dalla piazza antistante) e l’edificio porticato che delimita la piazza (a destra).
Indagini conoscitive preliminari
In seguito alla comparsa di alcune problematiche divenute visibili sulla superficie interna della volta a botte della chiesa, al termine di un precedente intervento di manutenzione del coperto, la proprietà decise di intraprendere una campagna di indagini che coinvolse anche le proprietà delle due abitazioni che si trovano al di sopra della volta della chiesa.
L’indagine inizia con alcuni sondaggi condotti all’intradosso della volta attuale per saggiarne la consistenza. Dalle prime risultanze appare evidente una disomogeneità strutturale della volta che a fronte della sua unitarietà architettonica (l’aula è delimitata da una unica volta a botte) è apparentemente costituita da parti realizzate in cannicciato a gesso e parti in muratura.
Appartamento piano alto nel centro storico di Bologna.
Arredo minimale, sono stati utilizzati arredi ed elementi accessori LAGO coordinati per tipologia e colore, armonia e sobrietà sono le caratteristiche principali per tutti gli spazi dell’abitazione. Senza dimenticare il dialogo con l’esterno verso il caratteristico panorama sui colli di Bologna.
Questo appartamento verrà utilizzato per dare ospitalità a turisti che vogliono concedersi il privilegio di abitare per qualche tempo nel centro di Bologna.
Il lungo corridoio è stato caratterizzato dal decoro del “codice barre”.
L’ampio spazio del soggiorno è arredo con pochi elementi caratterizzanti lo spazio. Armonia di forme e di colori.
Alla cucina è dedicata una zona nel soggiorno, la parte attrezzata si sviluppa su un’intera parete.
Il grande tavolo separa il soggiorno dalla cucina, quale elemento di collegamento tra le due zone.
Chiesa di Santa Maria in Strada nel Comune di Anzola (BO)
Realizzazione di una rampa che permetta il superamento del dislivello di ingresso alla chiesa (circa 40 cm) che attualmente impedisce la autonoma possibilità di accesso a persone disabili o con ridotte capacità motorie e anche semplicemente ai passeggini per bambini.
Screenshot
Il progetto vuole conciliare il valore storico e monumentale dell’edificio nel quale si dovrà integrare, con le necessità di permettere a tutte le persone un agevole accesso all’edificio di culto.
Il corpo architettonico all’esterno del quale si inserisce la nuova rampa di accesso, è quello relativo all’edificio principale di culto facente parte del complesso storico della chiesa di Santa Maria in Strada, nel comune di Anzola dell’Emilia in provincia di Bologna immediatamente a Nord della via Emilia nel tratto che conduce verso il modenese.
L’intero edificio è stato dichiarato di interesse storico artistico ai sensi degli articoli 10 comma 1 e 12 del Decreto Legislativo del 22 gennaio 2004, n° 42 ed è quindi sottoposto alle tutele in esso contenute.
In particolare il corpo architettonico relativo alla Chiesa come si presenta oggi è prevalentemente risalente alle ristrutturazioni ed ai restauri eseguiti dall’Architetto Bartolomeo Barilli alla fine del XVIII secolo per scongiurarne il collasso.
L’edificio principale di culto ha struttura in muratura di mattoni intonacata con copertura lignea e manto in coppi. L’edificio a croce latina con la navata centrale affiancata da due navate laterali, con transetto ed abside, rispecchia l’articolazione planimetrica anche nelle volumetrie.
Esternamente sono presenti decori architettonici prevalentemente sulla facciata principale, “nobilitata” da una divisione orizzontale con modanature. La parte inferiore si presenta suddivisa, da lesene, in tre parti (coerentemente alla partizione delle navate interne) con al centro il portale dotato di cornice architravata recante la dicitura “IN HONOREM NATIVITATIS B.M.V.” La parte superiore porta al centro una grande finestra ad arco ribassato in asse con l’ingresso ed è sormontata dal timpano incorniciato, raccordato nella parte inferiore da volute recanti all’estremo lo stemma del Collegio Montalto (tre monti in pietra grigia) sormontato dalla stella cistercense (in rame).
Le superfici laterali e posteriori non recano particolari decori se non le leggere marcature delle cornici di gronda e sono scandite dalle finestre ad arco che illuminano l’interno.
Altri elementi architettonici caratteristici sono il campanile ed i volumi posteriori della sagrestia.
Le aree esterne limitrofe al fabbricato sono per lo più in terreno a prato (a nord e ad ovest) o inghiaiate (a sud davanti alla canonica) mentre ad est (davanti all’ingresso principale) la superficie è asfaltata.
Il bordo a terra del fronte principale, dei lati nord e sud (fino alla lesena che segna il passaggio al corpo architettonico della canonica) è pavimentato da superfici raccordate in cemento con cordolo pure in cemento, risalenti probabilmente alle ristrutturazioni del secondo dopoguerra.
L’intervento, volto al superamento delle barriere architettoniche prevede il collocamento nell’angolo sud-orientale dell’edificio principale, (formato dalle pareti esterne della navata laterale meridionale e del transetto est, in corrispondenza dell’ingresso laterale) di una rampa inclinata in muratura con parapetto e corrimano metallico aventi caratteristiche corrispondenti alle norme vigenti in materia.
Attualmente l’ingresso alla chiesa è possibile direttamente dall’esterno attraverso l’ingresso principale dal fronte est o attraverso l’ingresso laterale dal fronte sud (verso la canonica). In entrambi i casi il dislivello da superare è di circa 40cm ed è attualmente coperto, in entrambi i casi, da due alzate di cm 20 ciascuna. L’unica possibilità alternativa per entrare in chiesa è costituita dall’accesso attraverso la sagrestia, entrando dalla canonica ma anche in questo caso è necessario, a causa dei dislivelli esistenti, superare alcuni ripidi gradini che dalla sala al piano terra portano alla sagrestia passando per un angusto locale intermedio. Dalla sagrestia si accede all’aula principale di culto al piano del presbiterio, di qui occorre poi scendere altri due gradini per arrivare al piano delle navate.
Pertanto escludendo interventi all’ingresso principale, resta solamente la possibilità di posizionare la rampa lungo la parete meridionale in modo che porti in quota all’ingresso laterale della chiesa con un piano orizzontale sufficiente per manovrare agevolmente anche una sedia a rotelle o motorizzata.
In questo modo si può raggiungere in modo sufficientemente agevole l’ingresso laterale, operando in un zona priva di elementi architettonici di pregio e senza “disturbare” troppo l’integrità architettonica dell’edificio.
Al fine di rendere l’intervento sostenibile dal punto di vista architettonico, si è prevista la realizzazione di una rampa che, pur nel suo modesto sviluppo, sarà rifinita nel suo fianco da una superficie intonacata e tinteggiata come le parete laterale della chiesa e sormontata da un cordolo para-piede in mattoni a mano montati a vista, terminato agli estremi da mattoni sagomati. Tale cordolo permetterà di “contenere” nel suo spessore le due alzate che consentono di accedere alla piattaforma di accesso dal lato opposto verso la canonica evitando di realizzare uno scomodo “cul-de- sac” subito fuori dall’accesso laterale.
La superficie calpestabile della rampa sarà realizzata in conglomerato cementizio grossolano anti-scivolo e pigmentato in colore rosso tipo “coccio pesto”.
Saranno poi realizzati i raccordi con il marciapiede esistente non soggetto a questo intervento.
Infine il corrimano, necessario per rendere funzionalmente accessibile la rampa, sarà realizzato con elementi in tubolare metallico, con finitura ossidata tipo “corten” che conferirà all’acciaio una coloritura brunita e “rugginosa” tale da permetterne una migliore “mimetizzazione” con l’edificio storico, evitando l’eccessivo risalto che deriverebbe da un aspetto troppo “nuovo e lucido”.
Inoltre per evitare l’effetto “cortina” e sempre al fine di apportare il minor disturbo possibile alla percezione del corpo architettonico monumentale, il corrimano sarà costituito unicamente da due tubolari orizzontali a diverse altezze per permetterne una migliore presa in diverse condizioni di mobilità e di età e dai montanti verticali necessari al sicuro e rigido fissaggio al cordolo di bordo.
Infine come accennato, la funzione di ferma-piede sarà assolta da un elemento in muratura di mattoni a mano montati a vista affiancati terminato agli estremi da elementi sagomati.
Durante la fase di rilievo sono state fatte alcune riprese aeree dell’edificio con l’impiego di un drone.
Nell’ambito degli interventi di riqualificazione dell’Area di Riequilibrio Ecologico del Dosolo (Comune di Sala Bolognese in provincia di Bologna) nell’anno 2001 Gruppozero assieme al geom. Marco Guidotti si è occupato del progetto e della Direzione Lavori per il recupero di un edificio rurale esistente da destinarsi a spazi polivalenti di accoglienza e ristoro a servizio delle attività didattiche, turistiche e di tutela ambientale legate all’area di riequilibrio ecologico.
Dosolo (modello 3D) P. 1°Dosolo (modello 3D) P. TerraDosolo (modello 3D) esplosoDosolo modello di studioDosolo realizzatoDosolo realizzatoDosolo realizzatoDosolo realizzatoDosolo realizzatoDosolo realizzatoDosolo realizzato
To better understand the origin and cause of an explosive event that completely destroyed an isolated house in the Bolognese Apennines, aerial photography taken with the use of a SAPR to support “debris mapping” for the purpose to calculate, based on the size and weight of the debris and their distance from the epicentre of the event, the magnitude of the event itself.
House explosion debris mapping
Images taken with a YUNEEC TYPHOON H with on board gimbal camera GCO3+ by s.c.m.
Il virus ci costringe nelle nostre case mentre altri soffrono e altri lottano per alleviare le sofferenze e combattere la malattia.
Facciamo la nostra parte, ma non rinunciamo alla creatività come gesto consapevole, in questo momento non possiamo costruire, possiamo però continuare a progettare un mondo e un futuro migliore, sostenibile, condiviso, consapevole da lasciare alle generazioni future.
Architettura di emergenza, è un tema ahimè ricorrente, ogni volta che appunto si presenta una emergenza, naturale, sanitaria, sociale o militare l’architettura assieme all’ingegneria sono discipline che possono fare la differenza anche se l’Architettura tende ad essere lasciata i secondo piano, nella errata convinzione che l’essenziale sia risolvere gli aspetti ingegneristici.
Tuttavia scegliere se allestire un ospedale di emergenza in una struttura esistente ma dismessa, piuttosto che allestirlo all’interno di grandi spazi polivalenti (appunto) o realizzarlo ex novo con strutture temporanee delle quali però è necessario definire il grado di “consistenza” è materia non solo ingegneristica ma anche architettonica nel momento in cui si tratta di scelte in grado di influenzare pesantemente l’attività se non la sopravvivenza stessa delle persone che dovranno fruire delle strutture allestite.